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Storico

Area Archeologica Città Romana di Suasa

L’Area Archeologica della Città Romana di Suasa fondata, probabilmente in seguito alla “Lex Flaminia de agro Gallico et piceno varitim dividundo” del 232 a.C. visitabili la grande dimora dei Coiedii, di oltre tremila metri quadrati con circa venti pavimenti a mosaico, oltre a parti di pitture parietali, l’anfiteatro, uno dei più grandi della regione e il foro commerciale ritenuto il più grande delle Marche.

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La genesi della Città Romana di Suasa deve essere fatta risalire al processo di romanizzazione conseguente alla battaglia di Sentinum dell’inizio del III sec. a.C. (295 a.C.). Il territorio sottratto ai Senoni, ager gallicus, fu distribuito, in singoli lotti assegnati dopo la promulgazione della lex Flaminia de agro gallico et piceno viritim dividundo (232 a.C.), a coloni romani. In questo clima generale Suasa nacque dunque come praefectura, cioè come centro amministrativo asservito ad un territorio immediatamente alle spalle di Sena Gallica, prima colonia marittima sull’adriatico. Nel corso della seconda metà del I sec. a.C. Suasa divenne Municipium e conobbe un periodo di grande prosperità che ebbe il suo apice nel periodo medio-imperiale (II sec. d.C.). E’, infatti, da ascriversi al I sec. d.C. la monumentalizzazione della città, quando si dota, ad esempio, dell’anfiteatro e del foro con spiccato carattere commerciale. Dalla seconda metà del III sec. d.C. si intravedono alcuni segnali di un lento e progressivo decadimento della città sino alla sua definitiva scomparsa avvenuta tra il V-VI sec. d.C. Il percorso di visita ha inizio nell’area musealizzata della domus dei Coiedii, abitazione privata che si estende per ben 3.000 mq, con caratteri sontuosi che ne fanno una delle più belle dell’Italia centrale. Un percorso sopraelevato consente una visita completa, privilegiando la visione dei numerosi pavimenti a mosaico (circa 20) databili dal I sec. a.C. al III sec. d.C. La visita prosegue nel Foro della città, imponente complesso pubblico costruito nella prima metà del I sec. d.C., formato da una sequenza di vani disposti su tre lati e aperti su un portico che prospetta verso una piazza scoperta; i resti sono visitabili grazie ad un percorso con pannelli esplicativi. A ridosso del Foro, la Strada, uno dei decumani della città, forse il principale, che separava il Foro dal quartiere residenziale. Conserva in buono stato la carreggiata, lastricata con blocchi di pietra arenaria locale (basolato) e delimitata da cordoli e marciapiedi. La visita si conclude con il poderoso anfiteatro adagiato ai piedi della collina. È uno dei maggiori delle Marche, secondo per dimensioni solo a quello di Ancona. Era dotato di otto ingressi voltati: sei che conducevano ai diversi livelli di gradinate e due principali che immettevano nell’arena, ulteriormente affiancati da corridoi laterali. L’impianto originario è da ricondurre alla prima età imperiale.

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