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Un viaggio on the road nel cuore della Val Mivola, tra colline, borghi fortificati e "sapori dimenticati" che qui sono tornati a essere eccellenze.
Il punto di partenza è l'antica Roccacontrada. Parcheggia il camper (area sosta presso il Campo Sportivo) e immergiti nell'arte della Collegiata di San Medardo, che custodisce capolavori di Luca Signorelli e dei Della Robbia.
Da gustare: Il Mais Ottofile, una varietà antica recuperata che dà vita a polente saporite e gallette uniche. Se hai tempo, fai un salto al castello di Piticchio.
Scendi verso questo borgo medievale dalle mura intatte. Qui la storia si racconta nel suggestivo Museo delle Arti Monastiche, ma è il gusto a farla da padrone.
Da gustare: La Cicerchia, legume povero divenuto presidio di biodiversità (celebrato nell'omonima festa a fine novembre), e il dolce lonzino di fico. Per gli amanti del caffè, cerca la micro-torrefazione artigianale locale.
Sosta camper in zona Via Enrico Mattei.
A pochi chilometri trovi Barbara, un "gioiello" incastonato tra le vigne del Verdicchio. È la tappa del relax: goditi il panorama dai camminamenti e visita la chiesa di Santa Maria Assunta per ammirare il quadro del Pomarancio. Perfetta per una passeggiata tranquilla prima di ripartire.
La tappa per chi ama la storia antica. Visita il Parco Archeologico di Suasa per vedere la splendida Domus dei Coiedii con i suoi mosaici e l'enorme anfiteatro romano.
Da gustare: La dolcissima Cipolla Rossa di Suasa, perfetta anche per fare marmellate.
Sosta camper in Via Circonvallazione.
Chiudi in bellezza in uno dei borghi più belli d'Italia. Passeggia lungo la Piaggia fino al celebre Pozzo della Polenta e percorri la cinta muraria rinascimentale di quasi 1 km.
Curiosità: Oltre ad essere il "Paese dei Matti", è famoso per la festa di Halloween e per la rievocazione storica della Contesa del Pozzo.
Sosta camper attrezzata in Via Pecciameglio.
Questo Itinerario Granturismo è un invito a lasciarsi sorprendere dalla bellezza nascosta dietro ogni curva della Val Mivola.
Arcevia è un museo diffuso tra mura medievali e capolavori del Rinascimento. Varcate le soglie del borgo si va alla scoperta di un patrimonio artistico sorprendente.
La collegiata di San Medardo è una tappa obbligata per chi ama l’arte: all’interno spiccano la Madonna dei Miracoli di Giovanni della Robbia e il raffinato Battesimo di Cristo di Luca Signorelli, con dettagli iconografici unici nel panorama rinascimentale.
Accanto, l’intensa Pietà del contemporaneo Giuseppe Gigli racconta un’altra storia: quella della comunità che la volle così fortemente da acquistarla collettivamente.
Il grande polittico del 1507 di Signorelli domina l’abside, mentre opere di Ercole Ramazzani e la tomba del gesuita Giuseppe Gianfranceschi, fondatore degli scouts, arricchiscono ulteriormente il patrimonio della chiesa. Nell’antico convento di San Francesco il Museo Archeologico Statale custodisce gli esiti degli scavi dei siti arceviesi, mentre il Centro Culturale ospita opere di Quirino Ruggeri, Edgardo Mannucci e Bruno d’Arcevia.
Tra i castelli arceviesi, quello di Piticchio è uno dei meglio conservati.
All’interno delle sue mura sembra di tornare indietro nei secoli. È proprio in questo contesto di storia e tradizione che Marino Montalbini ha riportato in vita il mais ottofile di Roccacontrada, il vecchio nome di Arcevia.
Si tratta di una varietà autoctona quasi estinta, abbandonata in passato perché poco produttiva: la pianta, infatti, genera una sola pannocchia, al massimo due.
Il chicco, però, è ricco di carotenoidi e antiossidanti, ideale per polente morbide e saporite.
Grazie alla tenacia di Montalbini, che vent’anni fa ne riprese la coltivazione in un piccolo lotto di terra, oggi il mais ottofile è tornato a essere un simbolo di biodiversità e resistenza agricola.
Con il mercato che ha risposto positivamente, Montalbini ha aumentato la produzione fino ad arrivare agli attuali 300 quintali l’anno su 23 ettari coltivati, restituendo ai consumatori una farina profumata, gialla e ricca di nutrienti. La farina di mais ottofile piace, e Montalbini, insieme con la moglie, ha avviato anche la realizzazione di una crescia a base di farina di mais con una leggera aggiunta di farina di grano.
Qualche anno fa ha ideato anche le gallette di mais ottofile, un prodotto definito “il migliore d’Italia”. L’ultima novità è la farina a cottura rapida che, grazie al passaggio in una macchina ad alta pressione a 80 gradi, riduce i tempi (di cottura) da un’ora a soli 15 minuti. Numerosi i premi ottenuti e grande la soddisfazione per la partecipazione, nello stand italiano all’Expo di Dubai, alla settimana dedicata alle eccellenze marchigiane.
Ogni anno in febbraio questo cereale, che rappresenta un esempio virtuoso di agricoltura sostenibile, è protagonista di “Una domenica andando a Polenta”, una festa che quest’anno celebra la ventesima edizione.
Serra de’ Conti è un borgo medievale perfettamente conservato, ancora oggi cinto da mura che custodiscono un dedalo di vicoli, piazzette e case in mattoni dal fascino intatto.
Passeggiare nel centro storico significa immergersi in un’atmosfera sospesa, tra portali antichi, archi di mattoni e scorci panoramici che si aprono all’improvviso sulla campagna.
Tra le tappe imperdibili c’è il Museo delle Arti Monastiche – Le Stanze del Tempo Sospeso, un unicum in Italia.
Il museo racconta la vita quotidiana, silenziosa e operosa, dei monasteri femminili marchigiani attraverso oggetti, strumenti, ricette, tessuti, erbe officinali, libri e manufatti tramandati nei secoli.
L’allestimento è coinvolgente: una sequenza di ambienti che evocano le celle, le dispense e le antiche cucine dei conventi, dove il ritmo era scandito dalla preghiera, dal lavoro e dalla sapienza artigiana.
Serra de’ Conti è anche terra di legumi antichi e biodiversità. Il simbolo gastronomico del territorio è la cicerchia, legume umile e resistente, oggi riscoperto grazie al suo valore nutrizionale: ricco di fibre, proteine e vitamine, con un sapore a metà tra ceci e fave.
La cicerchia è un ingrediente versatile che trova posto in zuppe dense e confortanti, crostoni rustici, paste fatte a mano, polpette vegetariane e perfino versioni alternative della polenta.
Ogni anno, alla fine di novembre, il borgo si accende con la Festa della Cicerchia, una celebrazione della cultura contadina e della gastronomia tradizionale marchigiana. Per tre giorni le vecchie cantine diventano taverne dove gustare i piatti tipici, mentre le strade si riempiono di spettacoli, musica e profumi che arrivano dalle cucine.
I piccoli produttori locali espongono legumi, farine, conserve e sapori che raccontano un’agricoltura paziente e rispettosa delle tradizioni.
Tra le eccellenze del territorio non può mancare il lonzino di fico, un “salume” di frutta tipico dell’area: fichi secchi impastati con mandorle, noci, semi di anice, scorza d’arancia e talvolta un tocco di mistrà, poi avvolti
in foglie di fico e legati proprio come una lonza.
Ne nasce un dolce aromatico, profumatissimo e morbido, perfetto con i formaggi stagionati, con un calice di vino passito o anche da gustare solo, a fine pasto.
A Serra de’ Conti ha sede anche Kali Natural Food, la prima micro-torrefazione delle Marche.
Lasciata Milano per un territorio più a misura d’uomo, Elisabetta e Stefano selezionano chic chi provenienti da piccoli produttori di Etiopia, Honduras, Brasile e altri Paesi, tostando in piccole quantità per preservare aromi e qualità.
Il risultato è un caffè artigianale, sostenibile e profumato, che racconta una filiera corta e attenta.
Adagiato sulle colline del Nevola, tra filari di Verdicchio e distese di campi ordinati, Barbara è uno di quei borghi che sorprendono per l’eleganza silenziosa.
Un piccolo gioiello medievale che domina la valle dall’alto, ancora oggi perfettamente riconoscibile grazie alla cinta muraria intatta, un anello difensivo che protegge il borgo da secoli.
Dentro le mura il tempo sembra rallentare: stradine di pietra, archi, scorci inaspettati e un tessuto urbano che conserva un impianto medievale quasi immutato.
È un borgo da scoprire a piedi, lasciandosi guidare dalla quiete dei vicoli e dai panorami che si aprono all’improvviso verso la campagna.
Il cuore artistico di Barbara pulsa nella Chiesa di Santa Maria Assunta, dove si conserva una preziosa tela attribuita al Pomarancio. Nel battistero spicca il fonte battesimale con un’antica vaschetta in rame, testimonianza della tradizione religiosa locale.
Imperdibile anche una visita al piccolo museo, dove è custodita una splendida statua lignea di Santa Barbara, raffinata opera di arte sacra che racconta la profonda devozione
del paese per la sua patrona.
Proprio a Santa Barbara, infatti, sono dedicati alcuni dei momenti più sentiti dell’anno: a dicembre il borgo si riempie di luci, celebrazioni religiose e manifestazioni popolari legate alla patrona dei vigili del fuoco e degli artiglieri.
L’atmosfera diventa ancora più magica con il presepe vivente, che anima i vicoli medievali trasformandoli in una Betlemme d’altri tempi: costumi, botteghe artigiane, scene sacre e il calore delle fiaccole che illuminano le mura.
Pochi chilometri separano Barbara da Castelleone di Suasa e dal Parco Archeologico della Città Romana di Suasa, una delle testimonianze romane meglio conservate delle Marche.
Situato poco fuori dal centro abitato, il parco è un luogo straordinario dove si cammina letteralmente dentro la storia.
Qui sorgeva l’antica Suasa, città romana sviluppatasi tra il I secolo a.C. e il VI d.C., lungo un’importante via di collegamento tra l’Adriatico e l’Appennino.
Cuore del parco è la Domus dei Coiedii, una delle più grandi case patrizie romane delle Marche e una delle meglio conservate d’Italia. Passeggiare in questi ambienti - il peristilio, il triclinio, i portici – significa entrare nell’abitazione di una potente famiglia romana.
Imperdibili i magnifici mosaici: superfici straordinariamente integre con motivi geometrici, intrecci raffinati e scene di grande eleganza, che restituiscono l’atmosfera della vita domestica dell’epoca.
Le pitture parietali, invece, sono conservate, insieme con altri reperti ritrovati durante le campagne di scavo, nel Museo Civico Archeologico A. Casagrande, situato in centro paese.
Poco distante il teatro, ancora interrato, e il magnifico anfiteatro da 10mila posti, il più grande anfiteatro delle Marche dopo quello di Ancona (che però in parte è interrato), testimonianza della vitalità dell’insediamento.
Ogni anno in luglio l’anfiteatro ospita la manifestazione “In Suasa Festival” che attira spettatori provenienti da ogni dove grazie al ricco palinsesto di spettacoli, concerti e presentazioni culturali.
La valenza storica dell’insediamento di Suasa è testimoniata anche dall’inserimento, nel 2024 da parte di Poste Italiane, in una serie di francobolli dedicata ai teatri italiani.
Ma Castelleone di Suasa non è solo archeologia: è anche un territorio profondamente legato alla tradizione agricola.
Uno dei simboli gastronomici è la cipolla rossa di Suasa, un prodotto locale che negli ultimi anni è stato riscoperto e valorizzato. Si tratta di una cipolla antica, coltivata da generazioni nelle campagne attorno al borgo. Dal colore che varia dal rosso rame al violaceo, è conosciuta per il gusto dolce, la polpa croccante e la buona conservabilità. È ideale sia cruda – in insalate, panini rustici, pinzimoni o carpacci di carne – sia cotta: la sua dolcezza naturale la rende perfetta per marmellate, soffritti delicati, zuppe tradizionali, torte salate e come accompagnamento a formaggi stagionati o carni bianche.
Il piatto più iconico? La cipolla caramellata, servita con formaggi del territorio.
Negli ultimi anni la comunità locale ha lavorato per tutelare questa varietà, rendendola protagonista di eventi gastronomici, come la festa della cipolla di Suasa che si svolge il primo fine settimana di settembre.
Corinaldo è un borgo scenografico ricco di riconoscimenti: Bandiera Arancione del TCI, membro dei Borghi più Belli d’Italia e, da ottobre 2025, anche Borgo più Apprezzato d’Italia.
Motivi più che sufficienti per non saltare questa tappa se ci si trova nei dintorni. Le monumentali mura rinascimentali lunghe 912 metri, perfettamente conservate, racchiudono un centro pieno di scorci e un interessante camminamento di ronda.
Il teatro Carlo Goldoni, elegante gioiello ottocentesco, e gli splendidi reliquiari conservati nella Civica Raccolta d’Arte Claudio Ridolfi sono due must da non perdere. Ma il posto più famoso è la scalinata della Piaggia con il celebre “Pozzo della Polenta”, protagonista di una leggenda tramandata nei secoli.
Si racconta di un contadino che, per recuperare un sacco di farina di polenta caduto nel pozzo, si fosse calato all’interno e avesse cominciato a preparare proprio là dentro la polenta incoraggiato dalla popolazione che
aveva offerto le salsicce. La leggenda si è trasformata nella più antica rievocazione storica della provincia di Ancona, “La Contesa del Pozzo della Polenta”, che si svolge la terza domenica di luglio.
Quest’anno si festeggerà la 45ma edizione.
Ma Corinaldo non si ferma qui, la cittadina è molto attiva e si anima durante tutto l’anno con feste e iniziative, come il Carnevale storico, la Festa dei Folli in primavera, Halloween la Festa delle Streghe (definito uno degli eventi più famosi d’Italia), e il Gran Natale di Corinaldo, con mercatini, presepe meccanico e presepe artistico, pista di pattinaggio, spettacoli itineranti, performance circensi e tanto altro.
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