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Arroccato in posizione strategica tra la Marca di Ancona e lo Stato di Urbino, si può ammirare il borgo di Corinaldo inserito tra i più belli borghi d’Italia, bandiera arancione del Touring Club Italiano. Ha il suo simbolo nelle imponenti mura rimaste praticamente intatte dal Quattrocento.
Se ne può percorrere l’intera cerchia, lunga 912 metri, con una suggestiva passeggiata. All’interno delle mura si sviluppa una struttura urbana che, pur subendo nel corso dei secoli le necessarie e inevitabili trasformazioni, ha conservato una omogeneità nei materiali e nell’architettura che danno del centro storico di Corinaldo una configurazione del tutto particolare e di grande suggestione.

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Il Borgo

Chi avesse l’occasione di salire su una delle numerose torri poste lungo le mura che cingono il borgo di Corinaldo potrà osservare un paesaggio straordinario, segnato dalla dolce campagna marchigiana, gli Appennini con i Monti Azzurri in lontananza e l’agglomerato urbano racchiuso dalle possenti fortificazioni.

La campagna dunque. Un paesaggio rurale fortemente antropizzato, segnato dai molti secoli di mezzadria. Un abitato sparso unito da strade delimitate da alberi, una distesa di morbide ondulazioni, di colline coltivate con la cura di un giardino dove lo sguardo si perde nell’infinito.

Una campagna così ben ordinata e coltivata tanto che non si scorge campo che pieno di alberi fruttiferi, di viti, lini, biade et legumi non rassembri un oscenico teatro, scrive Vincenzo Maria Cimarelli nel 1642; una terra filtrata, civile la più classica delle nostre terre, aggiunge Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia.

Le Mura

Se si abbassa lo sguardo è la cinta muraria che circonda il borgo a delimitare il paesaggio tra ciò che è fuori e quello che è dentro.

Le mura dunque, segno tangibile di libertà e indipendenza. Queste mura che per secoli hanno difeso i corinaldesi dagli eserciti assedianti, assicurando alla comunità autonomia e sovranità nelle proprie decisioni.

Il perimetro fortificato meglio conservato delle Marche assicura il TCI (Touring Club Italiano), una cinta che segna il paesaggio da ovunque la si guardi. E poi il centro urbano, caratterizzato dal cotto mattone, dal dedalo delle vie interne e dall’imponente scalinata che dalla porta del Mercato sale dritta al cuore del paese che ancora conserva intatta l’impronta urbanistica medievale nella parte più antica e rinascimentale in quella ampliata nel 1484. Dentro, chiese e conventi, umili casupole e palazzi nobiliari, le une di fianco agli altri, una cascata di edifici dai tetti trattenuti dalle mura che la cingono a difesa.

Il paesaggio declinato in modi differenti: rurale e urbano, in un insieme unico di grande suggestione come in pochi altri luoghi e così concretamente percepibile.

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Il Lavandeto

Sentire il profumo della lavanda ed ammirare le mille sfumature dei suoi colori ai piedi dell’antico Borgo di Corinaldo.

Alle pendici dell’antico Borgo di Corinaldo, tra i più belli d’Italia, si estende un vasto campo di lavanda.

Quasi cinque ettari di profumati filari che colorano la valle di inedite sfumature con il delicato lilla che illuminato dal sole si tinge di viola. Aperto tutto il giorno dal 20 giugno al 20 luglio il lavandeto di Corinaldo è un pezzo di Provenza trapiantato nelle Marche.

Maria Goretti

Molti i luoghi che parlano di Maria Goretti, la martire corinaldese che promise il Paradiso al suo assassino.

È il simbolo della purezza difesa al costo della vita dopo un tentativo di stupro. Maria Goretti è venerata come santa e martire dalla Chiesa Cattolica che la canonizza il 24 giugno 1950.

L’itinerario non può iniziare se non dalla casa natale. L’edificio sorge poco distante dal centro storico, in Contrada “Pregiagna”, facilmente raggiungibile da auto e pullman. La piccola abitazione contadina costruita in mattoni è a due piani e conserva alcune memorie della Santa e della famiglia Goretti.

Nella chiesa parrocchiale di San Francesco il fonte battesimale dove Maria ricevette il sacramento del battesimo il 17 ottobre 1890, il giorno successivo alla sua nascita.

La chiesa della Madonna dell’Incancellata è l’edifico sacre più vicino alla casa dei Goretti e qui la bambina si recava a pregare, soprattutto nel mese di maggio, dedicato alla Madonna. Nel primo altare a sinistra il pittore corinaldese, Mirco Mariani, ha immortalato il devozionale momento.

Nel centro storico si trova il Santuario Diocesano di Santa Maria Goretti. A sinistra dell’ingresso sono presenti le spoglie mortali di Mamma Assunta deceduta a Corinaldo nel 1954 e l’unico caso nella storia della Chiesa in cui un genitore assistette alla canonizzazione di un figlio; mentre a destra quelle di Alessandro Serenelli che scarcerato dopo 27 anni chiese perdono alla madre della Santa. Nell’altare centrale in marmo bianco di Carrara, vicino ad una scultura lignea raffigurante Maria Goretti è posizionata un’urna in argento contenente l’osso del braccio della Santa, braccio con il quale la Martire tentò di difendersi dal suo aggressore.

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